Amnesty International Molti rifugiati e richiedenti asilo, inclusi minorenni, hanno continuato a vivere in condizioni difficili e d’indigenza, inducendo i tribunali di alcuni paesi dell’Eu a bloccare il loro rinvio in Italia, secondo quanto stabilito dal regolamento Dublino II. Spesso le autorità non si sono fatte carico delle loro necessità e non hanno tutelato i loro diritti. Le condizioni nei centri di detenzione per migranti irregolari sono state ben al di sotto degli standard internazionali. Secondo quanto segnalato, le tutele legali per il rimpatrio dei migranti irregolari nei paesi d’origine sono state violate in molte occasioni. I lavoratori migranti sono stati spesso sfruttati e vulnerabili agli abusi, mentre la loro possibilità di accedere alla giustizia è rimasta inadeguata. Le politiche migratorie dell’Italia non hanno rispettato i diritti dei migranti all’occupazione, a condizioni di lavoro eque e favorevoli e alla giustizia. A settembre, il Commissario del Consiglio d'Europa per i diritti umani ha criticato il trattamento riservato a rifugiati, richiedenti asilo e migranti, citando la mancanza di misure per integrare i rifugiati e per affrontare il loro stato d’indigenza, le condizioni degradanti di detenzione per i migranti irregolari e il rischio di abusi dei diritti umani a causa di accordi con paesi quali Libia, Egitto e Tunisia.

- A febbraio, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che, respingendo in alto mare migranti e richiedenti asilo africani, l’Italia aveva violato gli obblighi sanciti dal diritto internazionale di non rimandare le persone in paesi in cui potrebbero subire abusi. Nel caso di Hirsi Jamaa e altri vs. Italia, la Corte ha valutato la difficile situazione di 24 persone provenienti da Somalia ed Eritrea, che furono tra le oltre 200 persone intercettate in mare dalle autorità italiane nel 2009 e costrette a tornare in Libia. A settembre, il Consiglio d'Europa ha aperto un procedimento per esaminare i progressi dell’Italia nell’applicazione della sentenza.

Il 3 aprile, l’Italia ha sottoscritto con la Libia un nuovo accordo per il controllo dell’immigrazione. Le autorità italiane hanno cercato il sostegno della Libia per arginare i flussi migratori ma hanno ignorato il fatto che migranti, rifugiati e richiedenti asilo continuavano a rischiare gravi abusi dei diritti umani in quel paese. La Libia si è impegnata a rafforzare il controllo dei confini, per impedire la partenza dei migranti dal proprio territorio, e l’Italia a fornire addestramento ed equipaggiamento per migliorare la sorveglianza frontaliera. Erano del tutto assenti efficaci salvaguardie per i diritti umani. L’accordo non ha tenuto in alcuna considerazione le necessità di protezione internazionale dei migranti.

(FONTE: Amnesty International, Rapporto annuale 2013)

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(FONTE: Amnesty International, Rapporto annuale 2013 - 2014 - 2015)